Tribunale  Ecclesiastico  Interdiocesano  
Salernitano  Lucano


Inaugurazione Anno Giudiziario 2000

 

                                     

 

 

Cattedrale Primaziale

di 

Salerno



Nota di commento

La peculiarità della giurisdizione
del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano 

di 
Carmine Cotini


da “la Giustizia” del 15 marzo 2000

(mensile a cura del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno  –  Direttore resp. Avv. Paolo Carbone)  

 





da sinistra:
Mons.Vincenzo Schiavini
Mons. Pio Vito Pinto


      Nella suggestiva Sala degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile di Salerno si è svolta l’otto febbraio di quest’anno l’inaugurazione dell’Anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Salernitano Lucano, presieduta dall'arcivescovo di Salerno S.E. Mons. Gerardo Pierro, alla presenza di numerose autorità civili e religiose della provincia e che ha registrato la partecipazione anche di autorevoli magistrati ed avvocati dell’ambiente civile forense, tanto della città di Salerno quanto di ulteriori realtà giudiziarie ad essa collegate.
      La manifestazione, prima nel suo genere per il Foro ecclesiastico cittadino, è giunta dopo anni di sua intensa e crescente attività giudiziario-processuale, alla quale hanno profuso il loro apprezzato impegno tutti gli Operatori del settore, orientato principalmente nella specifica materia delle cause concernenti le dichiarazioni di nullità del vincolo matrimoniale, secondo la disciplina giuridica sancita dal Codice di diritto canonico.  
      E proprio sulla peculiarità di tale ambito si è soffermato il Vicario Giudiziale del nostro Tribunale ecclesiastico – Mons. Vincenzo Schiavini – il quale, nell’aprire i lavori della manifestazione davanti ad una folta e qualificata assemblea, ha inteso nella sua relazione d’attività dell'anno 1999 sottolineare soprattutto il ruolo fondamentale dell'amministrazione giudiziario ecclesiastica, sempre più spesso in questi ultimi anni chiamata a pronunciarsi sulla validità o meno del momento genetico del consenso matrimoniale, nei casi in cui sia stato seguito da un irreversibile naufragio del rapporto di coppia. Casi, questi, che indubbiamente pongono nella coscienza dell'Organo giudicante non irrilevanti problematiche anche di ordine morale, specie laddove il rapporto coniugale (o presunto tale!) abbia registrato breve e – talvolta – anche brevissimi spazi di effettiva esistenza. 
      Ma, pur riaffermando la necessità che gli stessi vadano affrontati e risolti esclusivamente alla luce dei principi del diritto positivo e naturale che informano il matrimonio canonico e dai quali la Chiesa – come ha ricordato di recente anche il Pontefice nella sua Allocuzione annuale alla Rota Romana – non può e non deve derogare, ha pur voluto Mons. Schiavini rivolgere un'accorata e condivisibile esortazione a quanti prestano la loro infaticabile opera nell'amministrazione della Giustizia matrimoniale civile ad instaurare tra i due Fori, spesso complementari tra loro, reciproci rapporti di più stretta cooperazione al fine di assicurare ai cives-fideles ulteriori garanzie di giustizia anche sul piano squisitamente giuridico-ecclesiale, atteso l’elevato numero delle separazioni coniugali che con allarmante accrescimento si propongono quotidianamente all'attenzione dei tribunali civili. Ciò – è ovvio rilevare – nel rispetto delle autonomie e competenze proprie a ciascun Ordinamento.  
      E tale esigenza ci sembra trovare, peraltro, una sua adeguata nonchè connaturale ispirazione anche dagli intenti del rinnovato Concordato tra Stato e Chiesa del 1984, che – come è noto – consente alla quasi totalità delle decisioni ecclesiastiche in materia matrimoniale di ricevere con procedure piuttosto celeri opportuna esecutorietà ai fini civili da parte dell'Ordinamento statuale (anche se fondate su motivi di nullità non proprio coincidenti con quelli disciplinati dal legislatore laico), tramite ricorso ad impulso delle parti interessate alla Corte d’Appello competente (cioè quella nel cui distretto è situato il Comune dove il matrimonio concordatario è stato trascritto), superando le annose lungaggini burocratico processuali che non di rado accompagnano le cause civili di divorzio.

SALA DEGLI STEMMI

Un momento della manifestazione.

Con riferimento ancora all’anzidetta manifestazione, a contenuti di interessante attualità giuridico sociale è risultata improntata la prolusione per il corrente Anno giudiziario tenuta da Mons. Pio Vito Pinto, giudice del Tribunale della Rota Romana, organo giudicante anche di merito in terzo grado di giurisdizione ecclesiastica. La stessa ha delineato un profilo preciso ed esauriente circa l’elemento del bonum coniugum (o ‘bene dei coniugi’), quale valore fondamentale ed imprescindibile cui è ordinato il matrimonio canonico (can. 1055), secondo i dettami già prefigurati dal Concilio Vaticano II, dai quali l'attuale magistero pontificio – come ha sottolineato l’illustre relatore – ha inteso trarre la più ampia ispirazione per attestarne costantemente la stima oggettiva nell’ambito della società coniugale.
      Tale valore, che non è certamente estraneo anche alla disciplina matrimoniale civile e con la quale sembra anzi avere – a nostro parere – intrinseca assonanza di contenuti, si appalesa essenzialmente in una stabile relazione coniugale fondata su una mutua e disinteressata duarum personarum donatio, entrambe coinvolte in uno sforzo creativo, ed acquista – proprio per questa sua primaria connotazione – tale rilevante dignità  nell’ordine giuridico della Chiesa da essere finalmente ora configurato come capo autonomo di nullità matrimoniale: tanto nel caso in cui sia stato escluso intenzionalmente all'atto della manifestazione consensuale quanto nel caso in cui si possa scientificamente accertare nell’un dei coniugi una grave incapacitas prenuziale ad bonum coniugum assumendi et adimplendi per motivi di natura pschica.  
      Infine, a corollario della giornata inaugurale, interessante e vivace si è rivelato altresì il dibattito tra gli intervenuti, cosa che peraltro incoraggia nell’immediato futuro ulteriori iniziative di dialogo e di confronto.

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